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BACCARI

(o del Baccaro)

 

 

A quest’antica e distinta famiglia appartennero: Paola* (n. 1659) che sposò  Leonardo* Ciccorelli, Caterina* (n. attorno al 1660) che sposò Gaetano* Sammarone, ed Apollonia* (n. 1670) che sposò Gregorio* Melocchi. Genitori di Apollonia furono Domenico e Porzia Baccari.

La famiglia Baccari (anche Baccaro o del Baccaro), giunta a Capracotta abitò nei quartieri “nuovi” (quartieri sorti a Mezzogiorno dell’abitato, tra il 1400 ed il 1505) detti di S. Antonio di Padova e S. Maria. Qui sorse il palazzo Baccari, vicino al quale si ergeva una cappella dedicata a S. Maria, che si presume fondata da questa famiglia poiché il piano soprastante la cappella era occupato da un convento o rifugio dei Frati Francescani, fondato nel 1546 da Donato Baccari.

Diversi suoi membri si addottorarono in legge; oltre ai fratelli mons. Nuntio e mons. Francesco, si ricorda Gerardo (n. a Capracotta) laureatosi nel 1724.

Sul libro dei fuochi del 1561, sono annotati il Magnificus Bernerdinus Baccarius con la moglie Giulia, e Johannes de Baccaro.

La famiglia possedeva un altare di jus patronato nella chiesa matrice, dedicato allo Spirito Santo e a S. Caterina.

I Baccari furono annoverati tra i più ricchi armentari del Molise, locati della Dogana di Foggia a partire dal 1600 con Giovanni Baccaro (forse figlio di Giulio).

Possedettero il feudo di Staffoli e metà di quello di S. Mauro, nei pressi di Agnone. Nel 1489 i Baccari acquistarono dalla famiglia Carafa la terza parte del castello disabitato di Staffoli che, nel 1492, risulta intestato a Colarosa e Isaia Bachariis di Capracotta. Nel 1540 la sesta parte del medesimo feudo viene intestata ad Andrea de Rosa de Bachariis per successione all'avo paterno Giacomo de Rosa de Bachariis. Nel 1571, invece, l'intero feudo di Staffoli è intestato a Quintiliano de lo Baccaro alias de Rosa di Capracotta, che succede al padre Nicola de Rosa de lo Baccaro. Essendo deceduto Quintiliano, nel 1572 il feudo viene intestato a suo fratello Altavilla de lo Baccaro alias de Colarosa. Nei documenti relativi a quest'ultima intestazione, viene nominato anche il feudo di S. Mauro.

A causa di una contesa iniziata con la famiglia de Majo, i Baccaro per superiori ordini, forse dell’autorità civile, forse di quella ecclesiastica, furono costretti ad abbandonare Capracotta e si trasferirono a Bonefro (qui nacquero e vissero Serafino che frequentò la facoltà di medicina per il diploma di speziale conseguito nel 1754 e Beniamino, laureato il legge nel 1797); i di Majo, dal canto loro, si trasferirono a Deliceto. Si narra che avviatisi per l’esilio, due degli antichi contendenti s’incontrarono ad una fonte e, vinti dalla tristezza e dalla nostalgia per aver dovuto abbandonare il paese natio, si riappacificarono tra le lacrime: la fonte da allora si chiamò Fonte del pianto. Gran parte dei fabbricati e terreni dei Baccari, secondo quanto scrive il Campanelli, furono venduti all’asta e acquistati dalla famiglia Conti; alcuni terreni da Agostino Campanelli. 

In Bonefro si ricordano: Vincenzo Baccari, rappresentante al Consiglio Provinciale per l’anno 1861; i sindaci Francesco (1818-1822), Paolo (1829-1832), dott. Alberindo (1873-1873 e 1884-1885), Gennaro (1876-1878; 1885-1886; 1890-1892), dott. Filippo (1893-1894), Paolo (1905-1910). 

Una famiglia Baccari fu ascritta al seggio nobile detto di S. Matteo, nella città di Sessa. Il Crollalanza ricorda i Baccari di Velletri cui appartenne tale Vespasiano consigliere e priore della sua patria fin dal 1654. Alzava come arma: d’azzurro alla fascia d’oro sormontata da un toro passante al naturale e accompagnata in punta da vari ramoscelli verdi, caricati di bacche d’oro. 

Tra gli appartenenti alla famiglia di Capracotta si ricordano: 

Mons. Nuntio de Baccariis (Capracotta 1 mar. 1670[i], + Roma 10 gen. 1737), di Filippo e Cesarea Baccari, conseguì le lauree in Legge e Teologia a Napoli e fu investito dal pontefice Benedetto XIII dell’Ufficio  di Vice-Reggente in Roma, incarico che gli fu confermato da Clemente XII. Intanto, il 5 febbraio del 1718, altro pontefice, Clemente XI, lo aveva nominato Vescovo di Bojano. In seguito fu nominato Consultore del Sant’Uffizio ed esaminatore dei Sacri Canoni dei Vescovi. Pietro de Stephanis[ii] lo ricorda così: “La costui famiglia era di Capracotta, ed egli veramente ebbe a colà i natali. Ma poiché Filippo Baccari suo fratello fu chiamato a raccogliere il dovizioso retaggio del dottor Simone Susi di Introdacqua, tutta la casa traslattosi in Prezza. Il giovinetto Nunzio, come che dedicato alla vita chiericale, applicò lo ingegno alla giurisprudenza, e meritò la laurea dottorale. Conosciuto di singolar dottrina e probità, ebbe l’ufficio di vicario generale in diverse chiese, fino a che Vincenzo Maria Orsini, arcivescovo di Benevento, lo chiamò alla stessa carica nella sua Diocesi. Il quale, poiché egli fu fatto papa (Benedetto XIII, 1724), lo creò vescovo di Boiano, e non molto dopo vicegerente di Roma, dove pregiato per le sue virtù e moderazione, il nostro Nunzio finì di vivere sotto il pontificato di Clemente XII nell’anno 1738”. 

Lapide sepolcrale di Mons. Nunzio Baccari – Chiesa di S. spirito dei Napoletani, via Giulia, 34, Roma

 

Mons. Francesco Baccari (Capracotta 8 ott. 1673, + Cerreto, 23 mag. 1736), fratello del precedente, conseguì le lauree in Legge e Teologia e fu nominato Vescovo di Telese nel 1722. In occasione dell’istituzione delle Suore della Carità, promossa da S. Vincenzo dé Paoli, ne curò in modo particolare la fondazione insieme a Luigia di Marillac. Nella chiesa di Capracotta è posta una lapide che ricorda la benedizione da lui impartita (1723) per la riapertura dell’edificio dopo i primi lavori di restauro. Il canonico Rossi, nel Catalogo dei Vescovi Telesini, racconta che mons. Francesco Baccari predisse il giorno della sua morte. E’ ancora il de Stephanis a consegnarsi alcune note biografiche: “Francesco Baccari, anch’egli fratello del vescovo di Boiano, dal medesimo papa Benedetto XIII fu mandato a reggere la Diocesi di Telese nel 1728. Prelato di umili e modesti costumi vescovò in quella chiesa fino all’anno 1737 in cui chiuse la vita rimpianto e desiderato da tutti. La mansuetudine e la bontà sono care virtù, le quali si conciliano l’amore e il rispetto universale; ma più assai desiderate negli altri ministri del santuario.”

 

      

Stemmi dei fratelli Mons. Nunzio e Mons. Francesco Baccari[iii]

 

Altro contributo è quello del presbitero Giovanni Rossi[iv]: "Durò appena un mese la vedovanza della nostra Chiesa, dopo la morte di mons. Gambaro. Gli fu destinato per successore nel seguente mese di novembre dal sommo pontefice Innocenzio XII (Angelo de’ Conti) il suddetto Francesco Baccari, nativo di Capracotta in Diocesi di Trivento, fratello di monsignor Nunzio Baccari, ch’era già vescovo di Bojano sin dal 1718, e che fu sotto Benedetto XIII vice-gerente di Roma. Venne ivi consecrato questo nostro vescovo nel dì 18 gennajo del 1722; prese possesso nel 27 del seguente febbrajo; e recossi a fare residenza in Cerreto nel 23 marzo di detto anno. Grandi cose egli fece ne’ 14 anni del suo governo. Presentatosi al suo gregge, qual perfetto modello di vero sacro pastore; colle sue virtù, colla sua profonda dottrina, colla sua integrità di vita, col suo zelo paterno, e colla sua consumata prudenza si mostrò sempre istancabile ristauratore della religione, e della disciplina, forte sostegno del santuario, temuto flagello del vizio, fermo protettore della giustizia, vindice acerrimo dell’innocenza. La nuova chiesa cattedrale a lui dee la sua vaga e grandiosa esistenza, avendola su bel disegno portata a compimento, e quindi ristaurata, e presso che riedificata in poco tempo da capo, tosto che per alcuni difetti dell’arte nella costruzione de’ pilastri la vide imprevedutamente crollare. Ottenne a tal uopo un sussidio dal Santo Padre Benedetto XIII, ch’erasi nel 1729 recato di persona nella sua chiesa metropolitana di Benevento per celebrarvi il Concilio provinciale, cui si degnò presedere. Ottenne pur ivi dallo stesso Santo Padre la conferma della traslazione della chiesa cattedrale in Cerreto. Altre chiese della città, e diocesi a lui debbono il loro splendore. Quella del SS. Nome di Dio in San Lorenzo Maggiore fu da lui consecrata. Fè rispettare da tutti la religione, e la dignità episcopale, del cui decoro fu rigido mantenitore: e dopo aver edificato il clero e ‘l popolo a lui soggetto colla voce e coll’esempio; chiuse la sua gloriosa carriera nel di 23 maggio del 1736. Venne sepolto il suo cadavere in luogo di deposito nella chiesa di Sant’Antonio, presso a quello del suo predecessore monsignor de Bellis".

Giovan Prospero, fratello dei precedenti, sposò Antonia figlia del gentiluomo napoletano Diego Porpora, Tesoriere di Chieti; 

Linea genealogica discendente di Alfonso di Sanza d'Alena da Pietro e Porzia Baccari
 

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[i]  Secondo il Campanelli l’anno di nascita è il 1667.

[ii] Collaborando a “Il Regno delle Due Sicilie” di Filippo Cirelli.

[iii] Lo stemma di Mons. Nunzio (primo a sinistra) è rappresentato sullasua lapide sepolcrale nelal Chiesa di Santo Spirito dei Napoletano a Roma (via Giulia, 34); quello di Mons. Francescosi trova, invece, nella cattedrale di Cerreto Sannita.

[iv] Catalogo dè vescovi di Telese

 


 

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Bibliografia:
Descrittione del Regno di Napoli - O. Beltrano;
Dizionario Storico Blasonico - G.B. di Crollalanza;
I Feudi nel Contado di Molise - M. N. Ciarlieglio - Palladino Editore, Campobasso, 2013;
ll Molise dalle origini ai nostri giorni - voll. I, III e IV - Giambattista Masciotta, Campobasso 1958;
Il Territorio di Capracotta - Luigi Campanelli, Ferentino 1931;
Il Molise e la transumanza - Pasquale di Cicco, Iannone Ed. 1997.

 

Documenti:
Catasto Onciario di Capracotta, 1743;
Status Animarum di Capracotta, 1741;
Libro dei Fuochi di Capracotta, 1732.