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A V V E R T E N Z E:

1) Tutte le immagini presenti in questa pagina sono coperte dal diritto d'autore. L'utilizzazione non autorizzata sarà perseguita a norma di legge;

2) i caratteri in grassetto, sottolineati (es. Giuseppe ), indicano gli ascendenti diretti di Alfonso M.P. di Sanza d'Alena;

 

 

FALCONI

 

Titoli:

-         Pari del Regno (conferito con R.D. 26 giugno 1848)

 

Principali Residenze:

       -   Capracotta

 

Antica famiglia presente a Capracotta fin dal 1650. Capostipiti del ramo capracottese furono Domenico (sposò Caterina Fiadino) e Filippo (sposò Elisabetta di Fiore). Annoverata tra i maggiori locati della Dogana di Foggia, con Agostino e Lonardantonio. Ha dato personaggi alla Chiesa locale, tra cui Filippo, Arciprete dal 1889, e Mons. Giandomenico. Altri s'interessarono del governo dell'Università: Leonardo Antonio (1822-1825), Bernardo (1831-1834), Francesco (1837-1840), Giuseppe (1846-1849), Giangregorio (1890-1895). Nicola fu invece rappresentante per Capracotta al Consiglio Provinciale nel periodo 1874-1910. Diversi membri di questa famiglia si dedicarono allo studio del diritto; si ricordano i magistrati Gaetano, Vincenzo e Nicola, e gli avvocati Leonardo (vivente nei primi del 1900), Michele, Adelchi, Ruggero e Sebastiano. Noto musicista e compositore, conosciuto soprattutto in Germania, fu Alfonso Falconi.

Dal 1800 godettero del jus patronato sugli altari dedicati alla Madonna del Rosario e S. Pietro Apostolo, esistenti nella chiesa matrice. Una rappresentante della famiglia aveva costituito insieme ad altre donne l'Associazione delle Sorelle che aveva in patronato l'altare dedicato all'Addolorata, all'interno della medesima chiesa.

Leonardo Antonio (n. 1723 ca.) era figlio di Martire (di Domenico e Caterina Fiadino) e Preziosa Ianiro (di Francesco e Caterina di Tella). Ebbe tre figli: Martire, Vincenzo e Pasquale. Il primo di loro, sposò Maria Giuseppa Campanelli, dalla cui unione nacquero:

a) Stanislao: (n. Capracotta 28 lug 1794, + Napoli 1880) fratello maggiore di Giandomenico, abbracciò la carriera giudiziaria dopo essersi laureato in giurisprudenza a Napoli. Nel 1848 era Avvocato Generale presso la Corte di Cassazione. In tale qualità fu chiamato a far parte della commissione istituita con R.D. 17 maggio 1848, con il compito di "inquirere per tutti i reati contro la sicurezza interna dello Stato, e contro l'interesse pubblico, che sono stati commessi dal 1° maggio 1848, e che si potranno commettere fino a che dura lo stato d'assedio". La sua devozione al sovrano, in questo compito, fu premiata con la nomina a Pari del Regno, conferita con R.D. 26 giugno 1848. La Camera dei Pari non entrò in funzione, ma Stanislao ne era l'unico rappresentante molisano. Nel 1860 con il cambio di regime, rifiutò la nomina a senatore e si ritirò a vita privata. Acquistò dai Piscicelli il palazzo ducale di Capracotta, che andò in eredità, insieme agli altri suoi beni che si trovavano nel paese natio, al figlio secondogenito Federico. Quest'ultimo ebbe come eredi i Greco che cedettero il palazzo al comune di Capracotta, che ne fece la sede dell'attuale municipio;

     

                   Lo stemma della famiglia Falconi sul portone d'ingresso del Municipio di Capracotta           La piazza del Municipio di Capracotta, dedicata alla memoria di Stanislao Falconi

 

b) Giandomenico: il nome completo era Giovan Domenico Giuseppe, nacque a Capracotta, (4 agosto 1810; 25 dicembre 1862) da Martire e Maria Giuseppa Campanelli, e si donò a servire la Chiesa. Una descrizione di mons. Falconi, proviene dalla narrazione di Raffale de Cesare (La fine di un Regno, Città di castello, Lapi 1909), quando descrive il viaggio di Ferdinando II in Puglia nel 1859, e l'accoglienza ricevuta ad Acquaviva: "Monsignor Falconi, direttore supremo delle feste e scrittore delle epigrafi, era sontuoso in tutto: nello stile, nelle immagini, nei conviti, nelle abitudini. Alto e vigoroso della persona, egli era nativo di Capracotta; ed essendo stato per alcuni anni segretario dell'arcivescovo Clary a Bari, aveva rivendicato la palatinità delle chiese di Acquaviva ed Altamura, e ne aveva ottenuto titolo di arciprete mitrato e giurisdizione episcopale: beneficio che gli fruttava circa seimila ducati all'anno. Era fratello del Procurratore Generale Falconi, e zio dell'attuale deputato. Tanta fiducia riponeva in lui Ferdinando II, che volle pernottare in Acquaviva ad ogni costo, nel palazzo dell'arciprete, e non in altra sede, quantunque più indicata dall'etichetta".

 

Il registro di stato civile dei nati di Capracotta, anno 1810: Giandomenico è registrato al n. 91.

Stemma di Mons. Giandomenico Falconi (1).

 

Fu Arciprete di Acquaviva delle Fonti ed in seguito all'unione di questa chiesa nullius con quella di Altamura, avvenuta con bolla di Papa Pio IX del 16 agosto 1848, fu nominato prelato di entrambe. Fu Vescovo titolare di Eumenia (attualmente Isecli, in Turchia, appartenente al Patriarcato di Costantinopoli e suffraganea dell'Arcidiocesi di Laodicea), Real Prelato Ordinario delle Palatine Chiese nullius e Città di Altamura e Acquaviva delle Fonti (soggette direttamente alla S. Sede), Abate di S. Maria de Mena, S. Maria de Padula, S. Martino e S. Rosalia. Era dottore in entrambe le leggi (U.J.D.) e dottore in Sacra Teologia, barone di Ventauro, Cavalierei di 1a classe dell'Ordine di Francesco I, e Regio Consigliere a latere. Ad Altamura fece restaurare la cattedrale e costruì il seminario clericale che ebbe sede nell'antico convento dei Domenicani.

Stemma Mons. Giandomenico Falconi, anno 1848.

All'epoca del restauro risale, probabilmente, anche la cappella situata all'interno del Palazzo diocesano di Altamura. L'ambiente con volte a crociera decorate con stucchi, accoglie  un altare in marmo policromo, sul quale è posta l'immagine di S. Giuseppe con Gesù Bambino. Ai lati dell'altare (direzione di chi guarda) sulla destra lo stemma di mons. Falconi; sulla sinistra lo stemma borbonico (probabilmente di Ferdinando II). Nell'immagine che segue sono visibili anche un piviale ed un calice di epoca coeva alla realizzazione della cappella.

Cappella privata di Mons. Giandomenico Falconi nel palazzo vescovile di Altamura (foto di M. Tota)
(Immagine pubblicata su autorizzazione dell'Ufficio Beni Culturali della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti: aut. del 3/7/13)

Riproduzione vietata

 

 

 

Il 6 marzo 1853, nella Regia Palatina Chiesa di Acquaviva delle Fonti, in occasione dell'inaugurazione del busto in marmo di S.M. Ferdinando II, mons. Falconi commissionò al maestro Nicola de Giosa una cantata da eseguirsi durante la cerimonia. La partitura originale è conservata presso la Biblioteca del Conservatorio di Musica di Napoli.

Frontespizio della "cantata" di Nicola de Giosa

 

Una delle strade che si trovano nei pressi della Cattedrale di Altamura, porta il nome di Giandomenico Falconi

Foto di M. Tota

 

La rivoluzione del 1860, fece soffrire profondamente Giandomenico Falconi, ed i liberali che con manovre e pressioni sul governo, cercarono di sollecitarne il trasferimento. Tuttavia non subì molestie né dal governo di Liborio Romano, né dalla Luogotenenza. Morì nel suo paese natale, dove si era stabilmente ritirato in volontario esilio. Fu sepolto nella Chiesa madre. Negli anni '60 la sua tomba fu aperta per eseguire dei lavori all'interno della Chiesa, ed il suo corpo fu ritrovato incorrotto ed in posizione seduta.

Mons. Giandomenico Falconi (1810 - 1862) Vescovo di Eumenia, Arciprete di Acquaviva delle Fonti ed Altamura.

 

Lapide sepolcrale di Mons. Falconi, posta nella chiesa di S. Maria Assunta a Capracotta.

 

Sulla lapide sepolcrale posta nella chiesa di S. Maria Assunta a Capracotta, si legge questo epitaffio (tradotto in italiano):

Qui è sepolto
Giovanni Domenico Falconi
Prelato Ordinario di Altamura e Acquaviva
Creato da Pio IX, Pontefice Massimo, Vescovo di Eumenia sette giorni prima della calende di luglio 1858
In Dio pietoso verso tutti esimio di umanità e di beneficenza verso i poveri
e per l'abbondanza delle parole esimio nelle divine e umane conoscenze e ancora dotto nella conoscenza di svariate lingue
E per la salvezza delle anime e con le parole e con gli esempi fu eccellente
costruì il seminario di Altamura e lo arricchì di scuole e di costume ecclesiastico
molto esattamente sull'esempio di Cristo subì accuse dagli ingrati
nè temendo di unirsi ai vescovi del mondo cattolico per generale giudizio attaccati al Romano Pontefice
con sapientissimi scritticonfutò i peggiori nemici della Chiesa.
Visse 52 anni4 mesi e 18 giorni.
Capracotta
diede a lui di nascere nell'anno 1810 sette giorni prima delle idi di agosto e di morire il 1862 nel giorno e nell'ora in cui la salvezza fu ricostruita
questa lapide in testimonianza di dolore e vendice della dimenticanza
i consanguinei posero
 

c) Bernardo: sposò Maria Antonia Carmela Conti, da cui nacquero: Filippina (n. 1829); Emilia (n. 1831); Maria Concetta (n. 1833); Nicola (Capracotta 6 dic 1834, Roma 28 dic 1916); Chiarina (n. 1837).

d) Michelangelo;

e) Giuseppe;

f) Domenico: sposa Anna Chiara Melocchi, dalla quale ha cinque figli: a) Maria Evelina Giuseppa (n. 1813); b) Mariangela Finizia Dorotea (n. 1815); c) Giangregorio Raismundi Carmelo (n. 1818), che sposa Luisa Conti, da cui: Alfonso; d) Maria Bambina (n. 1821); e) Maria Antonietta (n. 1824).

g) Eustachio: (n. Capracotta, 1788) sposò Illuminata di Ciò (n. Capracotta, 1790), e dalla loro unione nacque Maria Rubina Cherubina (n. 1814) che sposò il notaio Domenico Filippo Carugno (v. famiglia Carugno). Altri loro figli furono: Colomba concetta Martire Maria Giuseppa (n. Capracotta, 1812); Martire Luigi Vitantonio (n. Capracotta, 1816); Giacinta Nunziarosa (n. Capracotta, 1818);

h) Amalia, che sposò Donato Conti (da cui: Gilberto, Antonietta, Olinta e Giuseppantonio);

 

Albero genealogico discendente: da Domenico Falconi ad Alfonso di Sanza d'Alena

 

Altri illustri membri di questa famiglia furono:

Nicola: figlio di Bernardo e Maria Antonia Carmela Conti. Fu Primo Ricevitore del Registro, deputato di Agnone dal 1886 al 1909, Sottosegretario di Stato e Senatore. Fu anche Presidente della Provincia, ininterrottamente, tanto che il Gianturco scherzosamente lo appello "Czar della Provincia". Fu educato nel seminario di Acquaviva dallo zio Mons. Giandomenico Falconi, e dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza a Napoli, entrò in magistratura nel 1855, con favore dei sovrani Borbonici, tanto legati alla sua famiglia in virtù degli zii Stanislao e Giandomenico. Con l'avvento del Regno d'Italia, venne trasferito nel 1861 a Benevento. In seguito ebbe l'incarico di Procuratore del re a Melfi, Taranto, Chieti e Catanzaro. Nel novembre del 1909 venne collocato a riposo per limiti d'età col titolo e grado di Presidente di Corte di Cassazione. Anche la sua carriera politica ed amministrativa fu altrettanto brillante. Fu consigliere provinciale per Capracotta nel 1872, Presidente del Consiglio provinciale nel 1879, ed in seguito ininterrottamente dal 1882 al 1900. Alla scadenza del mandato nel 1910, non ripresentò la propria candidatura. Nel 1876 era stato eletto deputato al Parlamento dal Collegio di Agnone che rappresentò ininterrottamente fino al 1909. Nello stesso anno fu nominato Senatore del Regno, dopo aver ricoperto il posto di Segretario di Stato col Ministro di Grazia e Giustizia, Bonasi. Alla sua morte, avvenuta a Roma, venne sepolto nel paese natio per sua esplicita disposizione.

Nicola Falconi

Alfonso: (Capracotta 1859, Firenze 1920), figlio di Giangregorio (v. sopra) e di Luisa Conti, studiò al Regio Liceo Musicale "S. Pietro a Majella" di Napoli dove ebbe come insegnante di pianoforte Beniamino Cesi e di composizione, Paolo Serrao.

Alfonso Falconi


    Si trasferì a Firenze per Insegnare solfeggio e dettato musicale presso il Regio Istituto Musicale. Nel 1906 ottenne la cattedra di teoria e solfeggio presso il Regio Conservatorio "S. Pietro a Majella" di Napoli. Nonostante quest'impegno, tuttavia, non abbandonò i suoi allievi toscani.
Fu redattore e compositore de "La nuova musica", rivista fiorentina d'avanguardia. Fondò una casa editrice musicale, dedicata alla musica contemporanea, che distinse con l'anagramma del suo nome e cognome "Nicola Salonoff".
La sua arte riguardò soprattutto il pianoforte. Fu anche autore di un'operetta 'Guerra alle donne'. Le forme musicali a cui si ispirava erano la musica e danza popolari molisane, abruzzesi e napoletane. L'opera didattica e teoretica comprende trattati di grammatica musicale, solfeggio e teoria musicale, armonia: il suo "Metodo per la divisione" è ancora adottato e reperibile.

               
 

 

          Bibliografia e altre fonti:

 

          Il Molise dalle origini ai nostri giorni - vol. III - Giambattista Masciotta, Campobasso 1958;

Il Territorio di Capracotta - Luigi Campanelli, Ferentino 1931;

I Prelati di Altamura - Vincenzo Vicenti, Schena Ed. 1987;
Il Bacolo e lo scettro - Domenico Denora e Michele Tota, Ed. In Città, 2012;
Il Molise e la transumanza - Pasquale di Cicco, Iannone Ed. 1997;
Libro dei Fuochi di Capracotta, anno 1732;
Stato delle Anime di Capracotta, anno 1741;
Catasto onciario di Capracotta, anno 1743;
Archivio di Stato d'Isernia;
Archivio Diocesano di Trivento.

 

 

 

 Si ringrazia il Rag. Michele Tota grazie al quale è stato possibile ampliare le notizie su Mons. Giandomenico Falconi, e pubblicarne l'immagine dello stemma e il ritratto.