Albero genealogico discendente di Giuseppe Mosca

Albero geneal. 1

 

Albero genealogico di Liberatore Mosca

Albero geneal. 2

 

La famiglia di Giovanni Mosca nel:

Catasto onciario

Libro dei fuochi 1

Libro dei fuochi 2

 

La Famiglia Mosca nel Catalogus Baronum

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La Famiglia Mosca

 

N.B.: l'asterisco* posto accanto ai nomi di persona indica un diretto ascendente del curatore di questo sito web.

Le origini

Le testimonianze storiche su questa famiglia risalgono all'anno Mille. Dalle informazioni rilevabili dal Catalogus Baronum si evince che, originaria della Scandinavia, giunse in Italia dalla Normandia con Turoldo Mosca, feudatario d'Aversa, che faceva probabilmente parte del seguito di Guglielmo d'Altavilla, e si sarebbe poi diffusa nell'Italia meridionale con i cognomi Mosca e Musco. In Sicilia troviamo, invece, altri Mosca, anch'essi feudatari. Federico possedeva i feudi di Racalmuto, Racalgido e Sabuchetto in territorio di Agrigento, in seguito confiscatigli da Carlo d’Angiò, nel 1271. Dopo il vespro, Federico fu investito della contea di Modica (11 nov. 1282). Nel 1283 il re Pietro I convocò ad Agrigento, Lentia e Nicolò Mosca (forse congiunti di Federico) cavalieri residenti della Città. Più tardi, nel 1295, avendo Federico preso le parti di re Giacomo contro Federico III, fu costretto ad abbandonare la Sicilia, e la contea passò al marito della figlia Isabella, Manfredi Chiaramonte. Matteo Mosca, fratello del precedente, possedeva invece il feudo di Busuneni. Entrambi i fratelli furono tra i principali fautori della rivolta di Agrigento del 1268. L'Archivio dell'Abbazia di Montecassino ha restiuito una pergamena datata 1335 che attesta la presenza del cognome Mosca ad Isernia, in Molise. I Mosca sono presenti anche nel Cilento: Tommaso Mosca, figlio di Gerardo, nel 1305 ottenne in concessione alcuni feudi di proprietà di una Badia, oltre al feudo di San Mango (P. Ebner "Chiesa Baroni e popolo nel Cilento", vol. II). Nel XVIII secolo vissero i Conti Gianmatteo, di Giovan Battista, e Bernardo Mosca, Patrizi di Lucera; il libro del di Stefano "La Ragion Pastorale" reca una dedica al Conte Gianmatteo. Nella causa di beatificazione del Servo di Dio, Padre Francesco Antonio Fasano, dell'Ordine dei Frati Minori conventuali, si racconta che la città di Lucera soffriva per una grave siccità, per cui i patrizi lucerini chiamarono il P. Francesco chiedendogli di intercedere; il religoso rispose che la siccità aveva colpito Lucera perché quei nobili non si preoccupavano di soccorrere i poveri. Gianmatteo, che era anche Preside di quella Città, chiese allora al religioso di fissare la tassa che i nobili avrebbero pagato per vestire i poveri, purché piovesse (Lucerina beatificationis et canonizationis Servi Dei P. Francisci Antonii Fasani). La notte seguente arrivò la pioggia che durò tre giorni e tre notti. I Mosca svolsero un ruolo determinante nella politica e nell'amministrazione della Regia Dogana: dal 1652 al 1738 ricoprirono per ben 6 volte l'ufficio di Sindaco della Dogana (J.A. Marino "L'economia pastorale nel Regno di Napoli"). Tra di essi si ricordano i nomi di Gian Andrea, Cristofaro, Tommaso e Pompaneo Mosca. Questi Mosca, che il Di Stefano identifica come nobili romani, erano originari di Lucoli. Altri Mosca ricoprirono ruoli importanti nell'economia pastorale del Regno di Napoli e tra essi spiccano i Mosca di Capracotta, presenti nel paese dell'Alto Molise fin dal XVI secolo, annoverati tra i grandi armentari della Dogana.

I Mosca di Capracotta

Il Libro dei fuochi di Capracotta del 1561, testimonia la presenza, ni questa località, di Antonio Mosca. Verso la metà del XVII secolo troviamo due famiglie stabilmente insediate nel paese altomolisano. Un nucleo, probabilmente discendente da quall'Antonio Mosca censito nel citato Libro dei Fuochi del 1561, e quindi originario del luogo, rappresentato da Liberatore; l'altro rappresentato da Giuseppe Mosca, la cui famiglia, tuttavia, era originaria di Pescocostanzo. Giuseppe, infatti, era figlio di Berardino, che nacque a Pescocostanzo nel 1618. La famiglia di Berardino, tra l'altro, apparteneva ad una delle più nobili ed antiche di Pescocostanzo, spesso confusa con quella omonima del famoso architetto  Ferdinando Mosca (1685-1773). Berardino ed il fratello Giovanni, si trasferirono a Capracotta dopo aver acquisito, dalla Badia di Montecassino, il feudo di Vallesorda, che si estendeva per circa 2000 ettari, nella zona meridionale dell'agro, nella valle compresa tra Capracotta e il Guastro (in precedenza i monaci cassinesi l'avevano conceeduto in affitto a ben trenta famiglie di coloni). Il legame con Pescocostanzo è tuttavia rappresentato anche dal matrimonio del medico Felice* Mosca con Margherita* dei Baroni de Massis di Pescocostanzo, feudatari di Carceri in Abruzzo Ultra. Alla metà del 1600 erano due i nuclei familiari presenti a Capracotta: il primo rappresentato dal citato Giuseppe*, proveniente da Pescocostanzo, e l'altro da Liberatore, originario di Capracotta.

Il ramo di Giuseppe* Mosca

Questa famiglia ha sempre goduto di una posizione sociale di rilievo. Ha contratto alleanze matrimoniali con altre famiglie notabili del luogo appartenenti alla ricca borghesia armentizia, come i Castiglione, i del Vecchio, i Melocchi, i di Maio, i Pettinicchio, i di Tella, i di Ciò, i Falconi, nonché i nobili de Massis di Pescocostanzo. Avevano la residenza in contrada San Giovanni dove possedevano una casa palaziata di trentasette membri, che comprendeva anche un locale destinato a spezieria di Mattia Mosca (n. 1697), fratello di Giovanni* (n. 1687) benestante, locato della Dogana di Foggia. Nel 1733 Giovanni era fittuario delle terre della Badia di San Salvo, in Abruzzo, nonché dei quarti Morgia, Grotta, Monte della Pera, Serra ed altri nel territorio di Pescopennataro. A questo ramo appartennero i sacerdoti Francesco (n. 1713) economo curato e Arciprete di Capracotta, e Diodato (n. 1728) anche lui Arciprete. Giuseppe fu il primo sindaco di Capracotta nel 1807 (ricoprì un successivo incarico nel periodo 1818-1822), mentre si dedicarono all'arte medica Mattia (speziale di medicina) ed i medici Felice* (1724-1793) e Giuseppe (1777-1837). Tommaso (1859-1927) esercitò la professione legale come giudice, consigliere e procuratore generale della Corte di Cassazione, ma fu anche un politico, capo di gabinetto del dicastero di Grazia e Giustizia durante il ministero Gianturco, nonché deputato del Parlamento (XXIII e XXIV legislatura). La città di Campobasso gli ha dedicato una via cittadina. Si ricordano, inoltre: Pasquale (1895- 1960), avvocato e questore a Campobasso nel 1945; Felice Ugo, avvocato patrocinante in Cassazione e promotore della raccolta di alcuni testi storici che attorno al 1970 erano custoditi presso l’archivio comunale.

Presso un discendente di Giovanni Mosca, si conserva un documento datato 1736 col quale Don Giovanni Mosca nomina governatore di Pietraferrazzana, cum mero et mixto imperio, il notaio Amico Antonio de Laurentis, suo genero. Sul documento è impresso uno stemma a secco raffigurante una mosca sormontata da due stelle di 6 punte. Lo scudo accartocciato in foggia settecentesca, reca in punta le iniziali M G, ed è timbrato con un elmo in maestà. Alcune testimonianze orali affermano che uno stemma in pietra, simile a quello descritto, era esposto sul palazzo di Giovanni Mosca in contrada San Giovanni.

(V. documento pdf - collegamento genealogico tra Giuseppe Mosca e Alfonso di Sanza d'Alena)

 

Il ramo di Liberatore Mosca

Liberatore nacque verso la metà del 1600 e sposò Margherita di Lorenzo (n. 1675). Abitavano in contrada Sant'Antonio Abate. Suo figlio, Nicola (o Nicolò, n. 1697 ca.), medico e cancelliere dell'università di Capracotta, è famoso per aver raccolto numerosi documenti antichi collezionandoli nel Libro delle Memorie di Capracotta; il manoscritto è oggi conservato nella casa comunale. Nel 1721 sposò Agata Baccari a cui fu assegnata una dote di ben 500 ducati. Tra gli altri illustri membri di questa famiglia, vissuti in epoche successive, si ricorda Pasquale (1895- 1960), avvocato e questore a Campobasso nel 1945.

 

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